«Non è stato un flop. A noi bastava un concorrente. Non si poteva certo vendere a due». Così a margine della presentazione del piano Anas sull’esodo estivo il ministro dei trasporti, Altero Matteoli, ha risposto alle critiche sulla privatizzazione di Tirrenia e l’acquisto da parte di Mediterranea Holding.
«Il fatto che si sia concretizzata la vendita - ha osservato il ministro - mi rende soddisfatto». Matteoli ha anche anticipato che subito dopo la firma del contratto il 4 agosto convocherà i sindacati.
I dubbi, infatti, rimangono. Sia sul piano occupazionale - Cgil, Cisl e Uil temono 500 esuberi - che sulla parte riguardante i sussidi pubblici garantisti per i prossimi anni: se dovessero saltare, infatti, Mediterranea non consegnerà i 25 milioni di euro dell’offerta, che saranno versati in dieci anni.
E intanto interviene anche il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo: «Partecipiamo, con trasparenza, a una cordata, la Mediterranea Holding, di cui possediamo il 37%. Non abbiamo la maggioranza e parlare di regionalizzazione è da cretini o disinformati, sempre che non ci sia malafede». Lombardo ha poi confermato che è pronto a vendere le quote della Regione.
«Abbiamo preteso, nello statuto, che la flotta Tirrenia lasci Napoli e venga a Palermo. Mi auguro - aggiunge - che i siciliani apprezzino l’importanza di questa scelta. La sede legale e tributaria sarà Palermo ed è qui che pagheranno le tasse. Torna in Sicilia la flotta che fu dei Florio dopo circa un secolo e mezzo. I Florio, imprenditori più potenti degli Agnelli, avevano una flotta, la Tirrenia, che ci fu soffiata dopo l’Unità d’Italia, quando ci unificarono con la violenza e contro la nostra volontà distruggendo la grande imprenditoria meridionale».
«Noi, come Regione, incideremo sulla strategia - osserva il governatore -. Abbiamo preteso che la Sicilia e Palermo siano il sito da cui le cosiddette autostrade del mare si dipartano. Non solo il collegamento con Pantelleria o Favignama ma anche con Tunisi, Tripoli, Il Cairo, Casablanca, Barcellona, Marsiglia, Genova e Venezia. Rotte più convenienti in una logica di mercato che dovrà guidare questo processo».
«La Regione non avrà funzione manageriale - conclude - così come non pensiamo a un nostro esponente che faccia l’armatore. La Regione, in questa operazione, non guadagna e non perde perché il rischio d’impresa è tutto sui privati, a tutela del patrimonio della Sicilia. Ciò fa parte delle condizioni statutarie».
«Ultima considerazione importante: siamo pronti a cedere le nostre quote. Quindi nessun insulto agli imprenditori - conclude - con cui ho discusso e che ho invitato a far parte di questa cordata. Chi lamenta una loro assenza, li porti qui e cederemo le nostre quote al costo del capitale e non un euro in più».