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16 marzo 2010

IL CASO

MINSHENG, TRENTA
ORDINI ALL’ORIZZONTE

Otto ordini per rinfusiere già firmati lo scorso dicembre e altri venti o trenta prossimi a partire: con il suo ultimo annuncio la società cinese Minsheng Financial Leasing si fa notare, in questo periodo di prudenti attese, come una delle realtà armatoriali più attive sul mercato. A rivelare i piani della società è Zhang Can, direttore generale del dipartimento noleggio navi di Minsheng: “Quest’anno - ha detto Zhang - stiamo pianificando di ordinare nuove navi per la nostra flotta di unità in costruzione. Siamo orientati su capesize e panamax e vogliamo espandere il nostro carnet di ordini a forse 20 o 30 navi da costruire in cantieri cinesi, per un valore totale di circa un miliardo di dollari”.

Le materie prime sono uno dei prodotti che alimentano la crescita dell’economia cinese. Il 2010 è partito col botto per Pechino, tanto da diffondere timori di un surriscaldamento dell’economia. Eventuali misure di raffreddamento non saranno comunque tali da deprimere un mercato che, come testimonia il Baltic Dry Index (indice dei prezzi di noleggio delle navi portarinfuse stilato dal Baltic Exchange di Londra), da quasi un anno è tornato a segnare valori positivi per gli armatori. L’indice oscilla fra 2.000 e 4.000 punti e in questo momento è sui livelli più alti di questa forbice, intorno a 3.600 punti. La produzione di carbone grezzo è cresciuta in Cina del 30,5% nei primi due mesi del 2010 rispetto agli stessi mesi del 2009 secondo i dati dell’Uffico nazionale di statistica di Pechino. La produzione di carbon coke è cresciuta nello stesso periodo del 23,4%. Tuttavia questo non basta a soddisfare la domanda asiatica e un altro produttore di carbone, il Sud Africa, ha espresso la preoccupazione che le richieste di esportazione verso Cina e India possano creare problemi per il mercato nazionale. Il 95% dell’energia elettrica prodotta nella nazione che ospiterà i campionati mondiali di calcio è originata dal carbone. “Assicurare il carbone per le necessità dell’energia destinata al consumo interno – ha detto il ministro sudafricano delle Imprese pubbliche, Barbara Hogan – deve essere una priorità nazionale”. Il timore è che Pretoria non riesca a proteggersi dalla politica aggressiva che India e Cina stanno conducendo nei confronti delle multinazionali che gestiscono le miniere sudafricane come Anglo Coal, Bhp Billiton o Exxaro Resources.

Anche il costo del ferro è in crescita. In questo caso sono i produttori cinesi di acciaio a essere intervenuti sul loro governo perché si faccia carico del problema di aumenti eccessivi. Il mercato dell’acciaio è comunque destinato a salire, anche grazie all’Europa, come ha dichiarato il direttore generale della World steel association, Ian Christmas, e questo favorirà le compagnie marittime che sapranno farsi trovare pronte al momento giusto.

Alberto Ghiara

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