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13 marzo 2010

PORTI

NUOVO TERMINAL
PER ANCONA

Il porto di Ancona ha fame di container. L’obiettivo è quello di creare una nuova darsena, in grado di movimentare all’intero porto fino a 400 mila teu l’anno, circa 100 mila in più rispetto al traffico attuale.

Tuttavia, le ambizioni si scontrano con una realtà più cruda: fino a questo momento, nessun investitore si è fatto avanti per il project financing dell’opera. Così, l’Autorità portuale sta pensando, come ha confermato nei giorni scorsi il presidente dell’ente, Luciano Canepa, di attingere alle proprie riserve per poter costruire almeno un primo tratto funzionale della banchina destinata a raccogliere lo sviluppo del traffico containerizzato nello scalo dorico.

Nel dettaglio, il progetto prevede di allungare l’attuale darsena da 300 a 900 metri, nel giro di tre o quattro anni.

Non un’opera mastodontica, ma sicuramente necessaria per dare vitalità al porto di Ancona. Tuttavia, gli esperti mettono in guardia. In particolare, secondo Isa Simonella, ricercatrice dell’Istao, il rischio è quello di arrivare a costruire una «cattedrale nel deserto». E questo perché ad Ancona manca un accesso fondamentale al porto, quello da Ovest, che richiede un’infrastruttura complessa e tale da richiedere tra i sette e gli otto anni di lavoro.

A svantaggiare il porto di Ancona, ci sarebbe anche il fatto che lo scalo si trova, secondo gli esperti, isolato rispetto ai quattro “big” del Nord Adriatico, cioè Ravenna, Venezia, Trieste e Capodistria, e con un sistema di retroporti non ancora pienamente sviluppato.

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